La seconda domenica d’Avvento, la liturgia invita a volgere lo sguardo su Giovanni Battista, il profeta che “prepara la via del Signore“.
Non è un personaggio comodo; vive nel deserto; veste con semplicità (stracci di peli cammello e una cintura di pelle); mangia con estrema sobrietà (locuste e miele selvatico); e grida parole forti: “Convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino“.
Il suo messaggio è chiaro: il Signore, per entrare nella nostra storia, chiede un cuore nuovo, una vita raddrizzata, una società più giusta. Non possiamo accontentarci di mezze misure. L’invito è a un cambiamento autentico, radicale.
La profezia di Giovanni non è solo annuncio della venuta di Gesù, ma anche denuncia di ciò che la ostacola, e rinuncia a ciò che non lo rende testimone credibile del messaggio.
Tre verbi (annunciare, denunciare e rinunciare) richiamati dalla predicazione di un grande profeta dei tempi nostri, don Tonino Bello.
Nel percorso di avvicinamento al Natale, la proposta liturgica di Giovanni Battista ricorda quindi, che Gesù, per essere riconosciuto e accolto, ha bisogno della nostra profezia, fatta di annuncio (non vergognamoci di parlare di lui), denuncia (non disegnamo di guardare in faccia la realtà per separare il bene dal male, il giusto dell’ingiustizia, il vero dalla falsità) e rinuncia a qualcosa per il bene nostro e il sostegno di chi è in difficoltà.
Commento all’omelia del Vangelo della Seconda Domenica d’Avvento, del parroco, don Michele Fontana.

